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Sacro Monte di Ghiffa

Il Sacro Monte di Ghiffa si trova pressoché immerso nella Riserva, quasi nascosto, come se facesse naturalmente parte del lago e dei boschi che lo contornano, o per meglio dire, quasi ne fosse una naturale continuazione. Si tratta di un complesso di ordine barocco, dedicato alla SS. Trinità, che si costituisce di un Santuario, tre cappelle e un porticato detto della Via Crucis. Le cappelle sono dedicate rispettivamente alla Vergine Maria, a San Giovanni Battista e ad Abramo.
La cappella dedicata a Maria, ovvero la più antica, edificata tra 1646 e 1647, si caratterizza per un impianto ottagonale con abside quadrato; la cappella di San Giovanni Battista (1659) ha invece una pianta centrale con un porto anulare che si può spesso rivedere nelle strutture architettoniche dei Sacri Monti; la cappella di Abramo (1701-1703) si presenta invece con una pianta cruciforme preceduta da un portichetto rettangolare. Queste ultime due cappelle presentano dipinti di particolare interesse quali sono il battesimo di Cristo nel Giordano e Abramo in adorazione. Il porticato della Via Crucis, al cui lato settentrionale si trova la cappella dedicata alla Vergine addolorata, costruita nel 1761, si costituisce di 14 arcata che poggiano su colonne di pietra.

La Riserva

Con la legge regionale n. 1 del 7 settembre 1987 il Piemonte istituì la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa. Ciò allo scopo non solo di tutelare il particolare ambiente a livello paesaggistico, culturale e storico-artistico, ma anche di garantire che le opere artistiche e religiose qui conservate potessero venire ristrutturate e potesse essere ridato loro l’antico splendore. Tale legge tra le altre cose stabilisce i confini entro cui possono svolgersi eventi culturali, scientifici, ricreativi e didattici e non da ultimo gioca un ruolo importante nella promozione e la valorizzazione delle attività agricole e forestali. La legge n. 51 mira inoltre a promuovere attività di studio, ricerca e sperimentazione scientifica ed economica.

Dal 2003 la Riserva Naturale Speciale è patrimonio dell’UNESCO.

Caratteristiche generali

La superficie della Riserva Naturale del Sacro Monte della Santissima Trinità di Ghiffa ricopre circa 200 ettari, il che significa che tale attraversa il monte Cargiago, situato a 713 metri sul livello del mare, da nord-ovest a sud-est.

Eccettuata la zona del Sacro Monte, estesa per circa 1,5 ettari, la Riserva si compone interamente di boschi. L’altitudine varia in base alla posizione: nelle vicinanze del Sacro Monte è di 350 metri, ma nelle vicinanze del paesello di Pollino raggiunge i 780 metri.

La flora si costituisce di castagni governati a ceduo, i quali non fanno che confermare che per lungo tempo tale luogo è stato abitato. Seppure tale vegetazione sembri prevalere, in realtà l’egemonia dei castagni è spezzata dalle conifere e dalle latifoglie esotiche sul lato sud-est. Nello specifico, spettacolari sono le piantagioni di pino strobo, cedro deodara e quercia americana.

Sul lato nord-ovest invece troviamo non solo antichi pascoli e coltivi, ma anche betulle, pioppi tremuli, frassini, aceri e un tipo di quercia detto farnia. E ancora, possiamo ammirare agrifogli e tassi, e poi, nelle aree umide, ovvero quelle adiacenti il torrente Ballona e i suoi affluenti, troviamo ontani neri e bianchi. Originariamente le cappelle sarebbero dovute essere almeno una decina, mentre le attuali sono soltanto tre. Questo l’ordine cronologico delle cappelle effettivamente costruite:

· 1646: Campanile (poi elevato all’altezza attuale nel 1659)

· 1647: Cappella dell’Incoronazione della Beata Maria Vergine

· 1659: Cappella di San Giovanni Battista

· 1700 : Cappella di Abramo

· 1752: Porticato della Via Crucis

· 1761: Cappella dell’Addolorata

Lungo tutto il complesso sono presenti diverse raffigurazioni della Trinità, tuttavia quella che più di tutte colpisce è l’immagine che si rifà al tres vidit unum adoravit seicentesco, metodo comune spesso utilizzato in quell’epoca per rappresentare il Dio uno e trino cristiano. Tale metodo fu bandito da Papa Benedetto XIV nel 1745.

Il Sacro Monte di Ghiffa poté godere di un grandissimo successo per oltre tre secoli, grazie sia allo splendore architettonico che al culto della Trinità diffuso in Val Travaglia e Valle Intrasca, oltre che all’autorizzazione a speciali indulgenze e al luogo, ritenuto ideale per le feste popolari. Inoltre con gli anni furono sempre di più le famiglie nobili che decisero di costruire le loro dimore qui intorno, e ciò non fece che favorire il Monte grazie alle loro generose donazioni.

Nel 1859 un decreto reale sancì l’espropriazione dei diversi beni ecclesiastici, i quali passarono in mano al demanio, per cui vennero venduti i terreni che avevano finanziato le rendite della fabbriceria e il ristorante fu affittato per nove anni dall’assessore Giulio Noja.

Una particolarità del Sacro Monte di Ghiffa è che per questi tre secoli furono degli eremiti, a turno, a occuparsene: il primo, appartenente all’Ordine dei Trinitari, giunse sul luogo nel 1728, l’ultimo fu Giovanni Metaldi, il quale rimase fino al 1927. Tra 1963 e 1965 il Sacro Monte fu dato in consegna ai Padri dell’Ordine dei Servi di Maria.

Il XIX secolo purtroppo portò cattive notizie per il Sacro Monte: i borghi di S. Maurizio e Cargiago, coi conti pressoché in rosso, non poterono più occuparsi del luogo sacro, ma come se ciò non bastasse, il bisogno di legna da ardere costrinse gli abitanti del luogo a disboscare la zona, e poiché il luogo non era ben controllato, il depauperamento delle risorse fu una conseguenza inevitabile. A partire dagli anni ’30 le cappelle incominciarono a subire infiltrazioni sempre più gravi, e la zona fu per lungo tempo lasciata in balìa di se stessa.

Fu solo nel 1985, col Monsignore Bertolo, che si diede inizio alla restaurazione e al recupero del Santuario della SS. Trinità. Anche la Regione Piemonte volse la sua attenzione al Sacro Monte e, con la legge n. 51 del 7 settembre 1987, fu istituita la Riserva Naturale Speciale. La Regione inoltre sollecitò un’analisi approfondita dello stato di degrado architettonico quanto statuario, per poi incominciare a pensare a un modo per recuperare i beni quasi perduti. Nel 1988 furono restaurati i primi beni artistici, in primis l’altare della cappella della Trinità.
Proprio nel corso dei lavori di recupero del Santuario, anno 1993, al momento della distruzione di un pavimento posticcio, riemersero le fondamenta della cappella romanica ad aula unica con abside semicircolare, risalente ai secoli XI – XII. Ancora oggi, sollevando due botole di legno, è possibile ammirare alcune parti dell’interno dell’antica chiesa.

I lavori di restauro complessivi, per ciascuna cappella, ciascun elemento del complesso del Sacro Monte di Ghiffa, furono terminale nel 2000. Tra le altre cose furono rifatti i tetti, sistemate le murature e restaurato il patrimonio artistico delle tre cappelle, del Santuario e del porticato della Via Crucis.

Dove

Il Sacro Monte di Ghiffa, situato sul Lago Maggiore, alle pendici del Monte Cargiago, a 360 metri sopra il livello del mare, si compone di un complesso barocco purtroppo rimasto incompiuto il quale, oltre che caratterizzarsi per la sua concezione borromeica, si ispira apertamente ai modelli architettonici dei Sacri Monti di Orta e Varese.

I 200 ettari lungo i quali si sviluppa la Riserva Naturale nella quale è immerso il Sacro Monte di Ghiffa sono fiancheggiati da moltissimi muretti in pietra a secco e costellati di folkloristiche cappellette votive. L’area della Riserva Naturale custodisce il patrimonio boschivo di proprietà del comune. Tale patrimonio va dal Sacro Monte al paese vicino, Ronco, passando per il Monte Cargiago e il centro abitato di Pollino, fino a giungere al versante nord-ovest del rio Ballona e quello sud-est del centro abitato di Caronio.

Come raggiungere la riserva

La Riserva si raggiunge:

-Da Milano: autostrada dei Laghi (A8) – autostrada dei trafori (A26), uscita Gravellona Toce, direzione Verbania.

-Da Torino: autostrada Torino-Trieste (A4) – autostrada dei trafori (A26): uscita Gravellona Toce, direzione Verbania.

-Da Genova: autostrada dei trafori (A26), uscita Gravellona Toce, direzione Verbania.

In tutti e tre i casi il Comune di Ghiffa è raggiungibile attraverso la litoranea una volta presa l’uscita verso Verbania.

Poiché l’ultimo tornante è particolarmente stretto, non è possibile
raggiungere il Sacro Monte con pullman da 50 posti o mezzi che siano più lunghi di 8 metri. L’idea migliore è sostare sul lungolago di Ghiffa, quindi prendere il sentiero nei pressi della Posta. In 50 minuti sarete al Sacro Monte. In alternativa potete attraversare il paesino di Caronio e la Riserva, giungendo al Sacro Monte a piedi in 40 minuti.

Storia generale

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